Creatività tra IA e immaginazione: abbiamo bisogno di rallentare

Ieri sera, durante l’incontro mensile con Aifia, si parlava di strumenti come Nano Banana e Storybook. Sono innovazioni affascinanti, che aprono possibilità immense.

Eppure dentro di me pensavo a come, se usati senza consapevolezza, possano finire per inibire creatività e immaginazione.

Una volta, per trovare ispirazione, si usciva nella natura, si osservava il mondo, ci si lasciava attraversare da un’opera d’arte, da un concerto, da una mostra. L’ispirazione nasceva dall’esperienza viva, dall’autenticità di ciò che si vedeva e si sentiva, dalla fatica e dalla gioia del creare con le proprie mani.

Oggi, invece, basta un “click” per generare un libro, un testo, un’immagine. Ma perché ricercare la velocità in un libro anziché entrare in una biblioteca e scegliere il testo che più ci incuriosisce?

Da appassionata di scrittura e di lettura, a volte chiedo anch’io aiuto nella stesura di testi, ma li devo rivedere cento volte, perché un’IA non riesce a trasmettere la mia emozione.

Dove è finita l’autenticità?

Dove l’emozione?

Dove la soddisfazione di un processo creativo che è anche ricerca, errore, conquista?

Non si tratta di rifiutare questi strumenti — hanno una potenza straordinaria, si tratta di ricordare che la tecnologia può supportare, ma non sostituire, quel battito interiore che rende unica ogni creazione.

Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di rallentare. Di tornare a dare tempo all’immaginazione, e spazio all’esperienza autentica.