Creatività tra IA e immaginazione: abbiamo bisogno di rallentare

Ieri sera, durante l’incontro mensile con Aifia, si parlava di strumenti come Nano Banana e Storybook. Sono innovazioni affascinanti, che aprono possibilità immense.

Eppure dentro di me pensavo a come, se usati senza consapevolezza, possano finire per inibire creatività e immaginazione.

Una volta, per trovare ispirazione, si usciva nella natura, si osservava il mondo, ci si lasciava attraversare da un’opera d’arte, da un concerto, da una mostra. L’ispirazione nasceva dall’esperienza viva, dall’autenticità di ciò che si vedeva e si sentiva, dalla fatica e dalla gioia del creare con le proprie mani.

Oggi, invece, basta un “click” per generare un libro, un testo, un’immagine. Ma perché ricercare la velocità in un libro anziché entrare in una biblioteca e scegliere il testo che più ci incuriosisce?

Da appassionata di scrittura e di lettura, a volte chiedo anch’io aiuto nella stesura di testi, ma li devo rivedere cento volte, perché un’IA non riesce a trasmettere la mia emozione.

Dove è finita l’autenticità?

Dove l’emozione?

Dove la soddisfazione di un processo creativo che è anche ricerca, errore, conquista?

Non si tratta di rifiutare questi strumenti — hanno una potenza straordinaria, si tratta di ricordare che la tecnologia può supportare, ma non sostituire, quel battito interiore che rende unica ogni creazione.

Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di rallentare. Di tornare a dare tempo all’immaginazione, e spazio all’esperienza autentica.

Paura dell’IA? Forse dovremmo temere di più l’incoscienza umana.

Nei giorni scorsi leggevo un aggiornamento sull’evoluzione di ChatGPT-5. Tra le novità, spicca la riduzione delle “allucinazioni”, quelle risposte scorrette che l’IA a volte genera.

Un passo avanti, certo. Ma anche uno specchio: se stiamo cercando di rendere l’IA più “lucida”, noi esseri umani lo siamo davvero?

Negli ultimi tempi si parla spesso di intelligenza artificiale come di una minaccia.C’è chi la teme, chi la idealizza, chi la osteggia, ma raramente ci si ferma a considerare una verità fondamentale: l’IA è addestrata da esseri umani. E ne riflette i limiti. Assorbe i nostri dati, le nostre credenze, i nostri bias.

Per questo credo che la vera urgenza oggi non sia solo imparare a usare bene l’IA, ma educarci alla consapevolezza. Abbiamo bisogno di imparare a gestire le emozioni, soprattutto quelle che — se ignorate — possono trasformarsi in rabbia, violenza, chiusura.

Abbiamo bisogno di coltivare gentilezza, responsabilità e pensiero critico. Perché non è mai lo strumento il problema, ma l’uso che se ne fa. L’IA può essere utile. Può diventare un alleato, ma solo se chi la guida ha fatto un lavoro prima su di sé.

In un mondo che corre veloce verso l’automazione, la vera rivoluzione è tornare a sentirci umani.

Lavorare meglio: piccoli strumenti che fanno una grande differenza

Nella vita professionale di oggi siamo spesso sopraffatti da scadenze, messaggi, app da gestire e decisioni da prendere in fretta. Eppure, molto spesso, non è il lavoro in sé a crearci stress, ma la mancanza di strumenti chiari e di un’organizzazione che ci sostenga. Lavorare con più lucidità e meno confusione è possibile, anche partendo da piccole scelte.

1. Strumenti semplici, impatto concreto

Non servono soluzioni complesse o software avanzati. A volte, bastano strumenti digitali essenziali, scelti con cura, per risparmiare tempo e ridurre il carico mentale:

– un sistema pratico per ricevere pagamenti,

– una modalità di comunicazione ordinata,

– un’agenda (anche digitale) ben gestita.

Piccole scelte che fanno ordine — non solo sul desktop, ma anche nella testa.

2. Perché lo stress nasce dal disordine (non solo dal troppo lavoro)

Lo stress cronico non deriva solo dal “fare troppo”, ma anche dal dover ricordare tutto, gestire imprevisti e passare continuamente da un’attività all’altra.

In Mindfulness parliamo di “mente scimmia”: quel salto continuo tra pensieri, notifiche e urgenze. Organizzare con criterio il proprio flusso di lavoro, digitalizzare alcune operazioni e imparare a fare una cosa alla volta può cambiare la qualità delle tue giornate.

3. Strumenti sì, ma consapevoli

Usare strumenti digitali non significa riempirsi di app o automatizzare tutto. Significa scegliere cosa ti semplifica davvero la vita, cosa ti aiuta a risparmiare energie e a lavorare con più chiarezza. Significa anche prendersi il tempo per imparare ad usarli, senza fretta.

La tecnologia può essere un alleato prezioso, se la metti al servizio del tuo equilibrio — e non il contrario.

In conclusione: organizzazione e benessere non sono due mondi separati. Ogni volta che scegli uno strumento utile, che metti ordine in un processo o che alleggerisci la gestione pratica del tuo lavoro, stai facendo un gesto di cura verso te stesso.

E la cura, anche professionale, è la base per un lavoro sostenibile.